Come eravamo negli anni di guerra
La vita quotidiana degli italiani tra il 1940 e il 1945

Il 10 giugno del 1940 scocca l’ora «segnata dal destino»: dal balcone di palazzo Venezia Benito Mussolini annuncia al paese l’entrata in guerra. La folla che si accalca, festosa e urlante, è l’immagine di un popolo orgoglioso e pronto a tutto pur di guadagnare prestigio e rilevanza internazionale, lasciandosi alle spalle un destino minoritario.
Nei cinque anni successivi, però, l’entusiasmo cede pian piano il passo all’angoscia dell’attesa, ai primi disagi, alla fame montante, al senso di precarietà, alla paura per il futuro e poi, con i bombardamenti e l’approssimarsi del fronte, al vivo terrore del presente.
Eppure, dopo quel 10 giugno l’attenzione degli storici di solito si sposta, per inseguire la guerra sui vari fronti o nei gabinetti di dittatori, politici e generali, disinteressandosi di quella gente comune che aveva acclamato la guerra. Arrigo Petacco decide invece di fermarsi sulla soglia del cosiddetto “fronte interno”, di cui racconta nei dettagli la vita quotidiana, fatta di piccole e grandi tragedie, di speranza e sconforto, al ritmo delle notizie che arrivano da lontano, filtrate dalla propaganda.
Non solo: ricostruendo quel periodo mese per mese e persino giorno per giorno, Petacco ci ricorda che la vita, comunque, continuava. Nonostante la guerra, si andava ancora al cinema e a teatro (quelli rimasti aperti, almeno), si canticchiavano le nuove canzoni passate alla radio, si leggevano i giornali, si mandavano i figli a scuola, si lavorava.
Il tutto adeguandosi alle disposizioni sul coprifuoco e ai segnali dell’allarme antiaereo, imparando a riciclare i mozziconi di sigaretta, a sostituire il caffè con la cicoria, i taxi con i tricicli. Si familiarizzava con gli orti di guerra e con le pellicce in gatto “tinto color cacao”, si inventavano ingegnose cassette di cottura e insaporitori disgustosi, in un’autarchia sempre più difficile eppure sempre più fantasiosa, a confermare anche in un contesto così doloroso la proverbiale inventiva del popolo italiano.
Raccogliendo foto, manifesti, pubblicità e volantini, Arrigo Petacco ci consegna un almanacco illustrato, una controstoria minuta dell’ultima guerra mondiale, nella certezza che seguire questa trama di sacrifici e sofferenze quotidiane è necessario per capire gli ultimi anni del conflitto, quando il paese all’improvviso si trovò diviso in due, tra la Repubblica di Salò e la Resistenza partigiana.

Con la collaborazione di Marco Ferrari

Arrigo Petacco

ARRIGO PETACCO (1929-2018), giornalista e storico tra i più apprezzati in Italia, è stato direttore de “La Nazione”, del mensile “Storia illustrata” e del programma Speciale TG1. Inviato speciale della RAI, ha curato vari programmi televisivi di attualità e di approfondimento storico e ha inoltre sceneggiato film e teleromanzi. Tra le sue numerose pubblicazioni di argomento storico: L’anarchico che venne dall’America (1969), Joe Petrosino (1972), Il prefetto di ferro (1975), Il Cristo dell’Amiata. La storia di David Lazzaretti (1978), Pavolini, l’ultima raffica di Salò (1982), Regina. La vita e i segreti di Maria José (1997), ¡Viva la muerte! (2006), Il regno del Nord (2009), Quelli che dissero no (2011), Eva e Claretta (2012), A Mosca, solo andata (2013), La storia ci ha mentito (2014), Nazisti in fuga (2014), Come eravamo negli anni di guerra (2015), La nostra guerra 1940-1945 (2016) e La guerra dei mille anni (2017).

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