Gli dèi dell'Olimpo
Storia di una sopravvivenza

«La Grecia conquistata conquistò  i suoi selvaggi conquistatori.»
Orazio
Un giorno il tiranno di Siracusa convocò il poeta Simonide e gli domandò che cosa fosse un dio. Simonide richiese un giorno di tempo per pensarci. Trascorsi ormai diversi giorni, il tiranno pretese una risposta, ma il poeta ammise: «Più tempo passo a riflettere sulla questione, e più oscura mi sembra».
Gli dèi di Simonide li conosciamo bene anche noi: il saggio Zeus e la gelosa Era, Ares il violento e la sensuale Afrodite, il dispettoso Ermes, la casta Artemide e tutte le altre divinità che dall’Olimpo incombevano sugli uomini. Eppure, la questione che era oscura per il poeta greco non è più semplice per noi: chi sono, davvero, gli dèi olimpici? Perché sono sopravvissuti a quel mondo che li venerava nei templi e cantava nei poemi?
La giovane studiosa Barbara Graziosi parte da qui per una ricognizione storica, antropologica e culturale, che dall’antica Grecia, dove la religione e i suoi riti fecero da spina dorsale alla nascente democrazia, arriva fino a noi.
Seguire le trasformazioni degli Olimpici nelle varie civiltà ed epoche che hanno attraversato significa leggere in trasparenza la storia del lascito culturale del mondo greco, che anche dopo la dissoluzione della potenza di Atene ha continuato a circolare e a ibridarsi con le culture di altri popoli sia verso Oriente (l’Egitto alessandrino ma anche i paesi arabi e l’Estremo Oriente) sia verso Occidente (l’impero romano ma anche, in seguito, il Medioevo cristiano e il Rinascimento, e persino il Nuovo Mondo).
Gli dèi dovrebbero essere eterni per definizione, eppure è difficile riconoscere nel Giove travestito da monaco cristiano, nascosto nel campanile fiorentino di Giotto, i tratti regali dello Zeus del Partenone. Non solo: in questo viaggio nel tempo e nello spazio Graziosi ci mostra un’Artemide sotto forma di tronco d’olivo, un Ermes stregone, un Apollo irochese…
Di fronte al mistero di questa persistenza, lo studioso francese Bernard de Fontenelle, nel XVII secolo, aveva concluso che gli dèi dell’Olimpo non sono divinità né demoni, ma «semplici chimere, sogni a occhi aperti e assurdità». In ogni caso, una cosa è certa: di chimere, sogni e assurdità gli esseri umani hanno bisogno da sempre, e sempre di più.
Traduzione di Arianna Ghilardotti

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