Il senso della vita nella Guida dei perplessi

«Buona parte dei dubbi nelle menti dei perfetti concernono la ricerca del fine di questa esistenza, per stabilire quale esso sia», scrive Mosè Maimonide nella terza parte della sua Guida. Per Mosè Maimonide, fine esegeta della parola di Dio e di Aristotele, ma anche lucido e spiccio risolutore di falsi inghippi metafisici, il problema “qual è il senso dell’esistenza” semplicemente è un falso problema. «Ora spiegherò come questa questione non si ponga, secondo tutte le dottrine» scrive Maimonide. Un deciso invito al lettore a non prendersi troppo sul serio, in quanto puntino dell’immenso universo, o come direbbe Maimonide citando la Bibbia «un verme», «un bruco», «la goccia di un secchio», lo si trova in questi passi della Guida che si prendono gioco della nostra, tanto comune, tendenza a universalizzare piccoli crucci e grandi dolori: «Ogni ignorante immagina che l’esistenza intera sia in funzione della propria individualità, come se non esistesse altro che lui; pertanto, se accade una cosa che è contraria a ciò che egli vuole, egli afferma decisamene che tutto ciò che esiste è male».

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