Perché l'America non fallirà
Politica, economia e mezzo secolo di false profezie

A ogni nuovo decennio si ripetono, puntuali, le profezie di storici ed economisti sul declino degli Stati Uniti d’America. Se a spegnere l’euforia del dopoguerra ci fu l’incubo dell’inferiorità nei confronti dell’Unione Sovietica, nel decennio successivo la guerra in Vietnam e le sue dolorose ripercussioni fecero parlare, per gli Usa, di “un tentativo di suicidio collettivo”. Previsioni apocalittiche accompagnarono la svalutazione del dollaro e lo spettro di una nuova minaccia russa negli anni settanta. In seguito, il miracolo economico giapponese e il senso di inadeguatezza nei confronti dell’Europa hanno continuato ad alimentare l’idea di un crollo imminente e inevitabile. Osservata da questa prospettiva “declinista”, la storia americana recente ci restituisce l’immagine di una superpotenza sul viale del tramonto, prossima a una definitiva uscita di scena. Ma è un’immagine distorta, ed essenzialmente sbagliata.

In questo saggio lucido e provocatorio, Josef Joffe smonta oltre mezzo secolo di falsi miti e profezie. Col piglio del polemista (e appoggiandosi a una impressionante serie di analisi economiche e geopolitiche) dimostra che le previsioni sul fallimento dell’America non si sono rivelate altro che vuota scaramanzia, strumentalizzata – sia dalla destra, sia dalla sinistra – per assicurarsi maggior potere politico. Le ombre che minacciavano la supremazia degli Stati Uniti si sono regolarmente dileguate. E non è da temere, rassicura Joffe, neppure l’ascesa di Paesi come India e Cina: un sistema educativo di altissimo livello e ingenti investimenti militari sono argini efficaci, che proteggeranno il primato americano. Se sapranno mantenere intatta la loro capacità di reinventarsi, gli Stati Uniti rimarranno ancora a lungo la più importante tra le “potenze di default” – le nazioni cui le altre guardano quando nessuno si fa avanti – per la loro abilità nel fare «ciò che altri non sanno o non vogliono fare».

Josef Joffe

Josef Joffe, nato in Polonia, ha studiato allo Swarthmore College e a Harvard. La sua carriera si divide tra il giornalismo – dal 2000 è editore e direttore del settimanale tedesco “Die Zeit”, per quindici anni è stato columnist del “Süddeutsche Zeitung” – e l’accademia. È stato professore di International Affairs and American Foreign Policy presso le università Johns Hopkins, Harvard e Stanford, dove è anche fellow della Hoover Institution e del Freeman-Spogli Institute for International Studies. Tra i massimi esperti di politica internazionale, collabora con “The New York Times Magazine” e “The European Journal of International Affairs”. È uno dei membri fondatori del periodico “The American Interest”.

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