Riti e misteri degli indiani d'America

«Quando battiamo sul tamburo, rappresentiamo il battito del cuore de creatore. Non abbiamo bisogno di parlare di Cristo, ma lo spirito della sua presenza è sentito facendo uso di questi strumenti.»
Cuore d’’orso

Al momento della conquista del continente nordamericano da parte degli europei, le lingue parlate dai nativi erano più di cinquecento: un solo e semplice dato che spiega come l’eredità prevalente di una civiltà di cacciatori-raccoglitori, la concezione comune di una natura animata, il rapporto privilegiato col mondo animale, l’importanza dell’esperienza onirica o il ruolo dello sciamano nel rapporto con il mondo degli spiriti siano stati vissuti e arricchiti in modo diverso e complesso in ogni comunità amerinda. Questo è uno dei motivi che ha indotto il curatore a costituire questa straordinaria raccolta di testi sacri degli indiani nordamericani per singole aree geografiche che vanno dalle zone boreali ai margini del deserto, dagli Algonchini e dagli Irochesi delle foreste nordorientali alle tribù nomadi delle regioni subartiche, dalle pianure dei Sioux ai leggendari Comanche, Arapaho, Cheyenne o Navajo, dai popoli delle montagne rocciose o del Sud-Ovest ai Cherokee del Sud-Est affacciato sul golfo del Messico. Sarebbe sbagliato racchiudere l’insieme di queste esperienze e di una tradizione in gran parte orale nel concetto di religione prevalente nella cosiddetta società occidentale: sistemi di pensiero, preghiere, riti, cerimonie come la danza degli spettri, sono infatti momenti ugualmente importanti della stessa vita quotidiana delle civiltà indigene americane. Le interpretazioni animistiche del tuono e del fulmine, il Grande Sentiero Bianco della nascita e della morte, la tradizione lakota della pipa magica donata da una grande donna-bisonte-bianco, emergono così dalla grande varietà dei testi presentati e commentati con rigore in questa ampia raccolta unica nel suo genere, consentendoci di comprendere le trasformazioni secolari delle tradizioni sacre, la più recente diffusione della religione del peyote (noto per le sue proprietà allucinogene), la fortuna della spiritualità nativa suscitata nei differenti culti «new age dell’uomo bianco» e di abbattere finalmente ogni semplificazione nella lettura e nel tentativo di comprensione del mondo americano prima e dopo la conquista da parte degli europei.

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