Viaggiatori del Seicento

Questi testi, scritti tra l’inizio e la fine del XVII secolo, raccontano le peregrinazioni dalle città d’Italia sino ai quattro angoli del globo di ventiquattro mercanti, missionari, turisti ante litteram, cortigiani e diplomatici. Testimonianza insolita e preziosa della società e della cultura barocca, le voci antologizzate da Marziano Guglielminetti rivelano tutto lo smarrimento e la malìa del viaggiatore dell’epoca di fronte a scenari e paesaggi esotici: la fortezza di Ormuz e il panorama del Curdistan nelle pagine di Pietro Della Valle, le lunghe navi del Tonchino descritte da Giovanni Filippo De Marini, Goa e le Filippine ritratte nei Ragionamenti di Francesco Carletti; ma anche le impressioni del calabrese Giovanni Francesco Gemelli Careri su Venezia e Milano e le avventure sul San Gottardo e sul Moncenisio del vicentino Francesco Belli. In questi resoconti di viaggio è possibile intravedere tuttavia la crisi della società italiana post-rinascimentale: sempre più lontana dai commerci internazionali e sempre più costretta a entrare nell’orbita dell’influenza spagnola, prima, e francese, dopo. Così, la fascinazione provata dal bolognese Tommaso Alberti nelle sale del Gran Serraglio di Costantinopoli, o l’ammirazione del romano Della Valle per Abbas I di Persia rivelano per contrasto la mancanza nella loro terra d’origine di un sistema statale efficiente e di una figura di sovrano affidabile. E allo stesso modo, le osservazioni colme di razzismo e pregiudizio fatte dal cappuccino Dionigi Carli sulle popolazioni del Congo, o quelle del carmelitano Antonio Murchio sulla comunità del Malabar, rendono palese il contrasto tra il messaggio di salvezza del cristianesimo, le diverse posizioni all’interno della Chiesa e i sistemi coloniali imposti dalle potenze europee. Come ricorda il curatore nell’introduzione: «La Weltanschauung barocca non era in grado di assorbire e conservare i risultati di un’esperienza dinamica e contestatrice come è sempre stata quella del viaggio. I viaggiatori del Seicento testimoniano le paure e le confusioni di una società incapace di liberarsi dai vincoli di una tradizione dogmatica e assolutistica».

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