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Tu non ci credere mai
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- Print length422 pages
- LanguageItalian
- PublisherLibromania
- Publication date10 July 2018
- Dimensions14.7 x 3.7 x 21.9 cm
- ISBN-108851166110
- ISBN-13978-8851166113
Product details
- Publisher : Libromania
- Publication date : 10 July 2018
- Language : Italian
- Print length : 422 pages
- ISBN-10 : 8851166110
- ISBN-13 : 978-8851166113
- Item weight : 560 g
- Dimensions : 14.7 x 3.7 x 21.9 cm
- Best Sellers Rank: 350,299 in Books (See Top 100 in Books)
- 22,887 in Contemporary Fiction (Books)
- 31,991 in Literary Fiction (Books)
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Author of Tu non ci credere mai (2018), Fegato e Cuore (2012), Parada Opera (2009).
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Da leggere.. un libro sulla pace e sulla forza d’animo
Top reviews from Italy
- 5 out of 5 stars
Resilienza
Reviewed in Italy on 17 December 2018Alessandro Marchi racconta una storia. Una storia in molte parti inventata, ma ispirata alla vera vita di suo nonno, Aldo Marchi. Il protagonista di questa storia è vero. Così come è vera la sua sofferenza e la sua malattia. A quanto pare, invece, tutto il resto è frutto della fantasia.
Finisco il libro e capisco che proprio sulla malattia di Aldo ruota il messaggio che questo libro vuole trasmettere. Sulla sua malattia e sulle sue reazioni.
Siamo sull’appennino tosco-emiliano durante la seconda guerra mondiale. Si viene accompagnati nella lettura da Aldo e da Marino, il più piccolo dei suoi tre figli, quello che ricorderà una lezione di vita che il padre in poche parole cercherà di insegnargli. Una lezione sull’ignoranza, sulla tendenza a giudicare, sulla resilienza.
Una lezione di vita che dovrebbe essere il messaggio che questo libro vuole trasmettere ai lettori. L’ignoranza può nuocere. L’ignoranza può essere fatale. Una malattia può emarginare chi ne è affetto. L’emarginazione può nuocere ed essere fatale tanto quanto l’ignoranza.
Non aggiungo altro. Solo vi incoraggio a leggere questo romanzo. Sarà duro a volte. Sarà crudo, commovente, anche difficile da metabolizzare e da proseguire. Ma leggetelo. Racchiude in sé un messaggio forte e importantissimo, di cui tutti noi dovremmo fare tesoro, e sul quale meditare a fondo … Tu Non Ci Credere Mai …
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Ottima lettura, un capolavoro di sensibilità umana e di visione spassionata del “ventennio”.
Reviewed in Italy on 10 June 2021La breve vita sventurata, ricostruita e/o immaginata, di Aldo Marchi, il nonno dell’autore, mai conosciuto da quest’ultimo, è lecito pensare, se non dalle testimonianze del padre, figlio di Aldo, è narrata in maniera così essenziale e nello stesso tempo incisiva ed efficace, proprio come, viene da pensare, al carattere della gente di quei luoghi (impossibile che la mente non corra al Grande di Pianaccio di Lizzano in Belvedere, poco lontano da Grizzana), che ci si ritrova talmente coinvolti nella trama del racconto da ritrovarsi alla fine senza quasi accorgersi. Ma non si lascia questa lettura con rincrescimento, ma grati perché arricchiti da un esempio di integrità morale che non può che aiutarci. Voto di apprezzamento: 4,4/5,0.
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Commovente, coivolgente, toccante
Reviewed in Italy on 12 January 2019È uno dei migliori libri che abbia letto ultimamente.
La storia vera, in parte romanzata, di Aldo Marchi è narrata dal nipote con uno stile semplice, asciutto e scorrevole che ti coinvolge pienamente e ti inchioda alla lettura fino alla fine.
La storia si sviluppa durante la seconda guerra mondiale a partire dalla chiamata ale armi di Aldo in Abissinia da parte di una Italia fascista alla ricerca di una gloria imperiale che nascondeva invece miserie umane, impreparazione e vigliaccheria dei forti sui deboli.
Aldo che viene riformato perché affetto da crisi epilettiche e che ritorna quindi alla sua vita contadina dove crea la sua famiglia con Carolina ed i suoi tre figli.
Purtroppo guerra e malattia lo priveranno presto di tutti i suoi affetti.
Ci si trova inevitabilmente a fare il tifo per questo uomo così provato dalla sorte e si va avanti nella attesa di un lieto fine che purtroppo non arriva.
Ma la bellezza del libro è nelle riflessioni che ci induce a fare soprattutto sul tema dei rapporti umani e sulla accettazione del diverso.
In questo trovo che il libro abbia anche una valenza educativa apprezzabile.
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Da leggere: Tu non ci credere mai
Reviewed in Italy on 3 September 2018L’effetto è stato quello piacevole di una ventata d’aria fresca a smuovere la cappa estiva. Anche perchè il libro l’ho letto proprio nei giorni caldi dell’afa e dell’umidità. E la cosa più bella è stata la freschezza della scrittura che ti porta dalla prima all’ultima pagina in discesa, senza fatica, anche se i temi trattati non sono per nulla leggeri.
Il consiglio di lettura di oggi è Tu non ci credere mai, di Alessandro Marchi. Non è la sua opera prima, ma è la sua prima opera che mi è capitato di leggere e ne è valsa sicuramente la pena.
Tu non ci credere mai è la storia, romanzata, di Aldo Marchi: il nonno dell’autore.Siamo sull’Appennino Bolognese, negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale.
La storia di Aldo Marchi è ricostruita attraverso testimonianze e ricordi di famiglia, ma soprattutto attraverso le cartelle cliniche del Roncati di Bologna, il manicomio di via Andrea Costa che inghiottiva vite e, a volte, restituiva qualcosa che manco lontanamento somigliava alla vita. Aldo è il figlio di una famiglia contadina dell’Appennino bolognese (vive al Quercetto, Montesole), poco amato dalla mamma per le sue stranezze. E’ malato, non matto. Si sposa, ha tre figli, incrocia le tragedie della guerra coloniale in Africa, i rastrellamenti nazifascisti a Montesole, la sua vita ne esce sconvolta soprattutto dopo la perdita della moglie. La diagnosi, epilessia, lo porta al Roncati e lontano dai figli. Uscirà solo due volte ma farà in tempo a dire ai suoi bambini che li ama, almeno non si porterà dietro il rimpianto di non aver avuto la forza di dirlo. E farà anche in tempo a dire al suo piccolo di non credere a tutto quello che gli racconteranno: ascolta tutti, ma pensa con la tua testa (“fatti venire dei dubbi, fatti delle domande“). La storia di Aldo è simile a quella di tanti altri che hanno subito quella psichiatria totale, fatta di elettroshock e reparti confino in cui si stava chiusi per mesi e anni senza speranza. Aldo resiste finchè può, resiste anche facendo davvero il matto quando capisce che lo considereranno davvero matto.
Se dovessi indicare un limite nel libro è proprio quello del già sentito: la storia minore dei contadini che incrocia la grande Storia, la psichiatria di quegli anni che annulla e non guarisce. Ma non sono limiti, sono storie vere. La storia di Aldo Marchi è quella e il nipote l’ha saputa raccontare bene, con le giuste parole e il giusto tono. Quel mix tra storia, romanzo e delicatezza di scrittura, che sembra quasi una forma di rispetto per quel nonno mai conosciuto, sono il grande valore aggiunto di Tu non ci credere mai.
E’ un libro molto bolognese (l’autore è un giornalista bolognese), di provincia. Le trasferte dei fratelli Marchi nelle sagre dei paesini dell’Appennino per bere un bicchiere di vino e mangiare castagne calde (e incontrare le morose) sono tra le pagine più gustose del libro. Così come le bevute con gli amici del Querceto condite da noci fresche e la ricerca dell’amore, che è vero e cristallino e non nasce dalla necessità di avere una famiglia perchè tutti ce l’hanno. Ad Aldo bastava “poco” per vivere in maniera dignitosa
"Ho pensato che vorrei un pezzetto di terra, abbastanza grande da mangiarci bene… qualche albero da frutto… le galline, i conigli, un bue per arare… un boschetto dove camminare… e almeno tre figli. E vorrei che a darmi quei figli fossi tu".
Il mio voto è un tre stelle e mezza (su 5), di incoraggiamento e di attesa per una nuova storia da leggere.
"Il solo resistere èstata una vittoria. Ma adesso basta. Finalmente raggiungo la mia Carolina".
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Letto volentieri, fa riflettere
Reviewed in Italy on 14 December 2018Di certo non è un capolavoro, ma mi è piaciuto e lo consiglio. E' la storia, romanzata, del nonno dell'autore: da una vita praticamente normale (un contadino che, come tanti, vive in una più che dignitosa povertà, dove comunque ha tutto ciò che serve, grazie al lavoro della terra), a trovarsi improvvisamente nella "guerra" d'Abissinia (che proprio guerra non era per il suo battaglione...), con tutti gli orrori che ne conseguono. Poi, lo scoppio della Seconda Guerra, con altri orrori, questa volta a discapito della sua famiglia: l'incendio della casa, la morte della moglie e infine... l'inizio della sua di morte. Un epilettico era all'epoca ritenuto alla stregua di un malato di mente, quindi trattato con "cure" talmente pesanti, da far precipitare nel baratro della follia anche la persona più lucida. Il dolore di non poter fare da padre ai suoi figli, il non avere più uno scopo e trascinarsi in una vita da vegetale, lo uccideranno lentamente e inesorabilmente. Realistiche le ambientazioni e ben delineati i personaggi: una storia che vale la pena leggere.
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La malattia emargina; ma l'ignoranza annichilisce quel po' di dignità che la malattia lascia
Reviewed in Italy on 9 September 2018È una provocazione dura quella che ho scritto come titolo. Nascere vittima di un farmaco, vivere senza un'infanzia né un'adolescenza, perché il bullismo sa essere sempre più democratico della legge che lo sanziona, mette nella condizione di leggere questo libro da un punto di vista speciale. Il protagonista vive un'esperienza che valica ogni confine noto a chi ritiene che vivere significhi omologarsi, accettare gli standard di uno stile in cui apparire è tutto, essere non vale nulla e la diversità è un mostro terribile da cui non solo ci si deve tenere lontani, ma che va addirittura additato agli altri come dannoso ed estremamente pericoloso. Eppure di queste persone diverse faccio parte, non come Aldo dopo un'episodio di guerra, ma dalla nascita per colpa di un farmaco che - qualcuno forse ricorda - si chiama talidomide. L'impresa compiuta con questa opera prima non consiste tanto nel trattare di un tema, ma di averlo fatto tenendo conto di un contesto, rappresentando la realtà nella sua cruda semplicità, come semplice non poteva non essere il mondo di Aldo. Anch'io ho radici in quel mondo appenninico tra Romagna e Toscana e, quindi, conosco bene quanto di bello e quanto di brutto tali contesti, sul piano di quella che oggi si chiamerebbe psicologia sociale, producono. Uno spirito di solidarietà nel bisogno che in città sarebbe inimmaginabile può convivere con la diffusione di voci e dicerie che possono rovinarti fino a portarti alla disperazione. Ma la caratterizzazione del protagonista Aldo è qualcosa che fa ben sperare sulle future opere di Alessandro Marchi. Aldo rappresenta quei tanti cittadini che urlano nel silenzio, come oggi potrebbe essere il giovane rimasto vittima di un grave incidente stradale e che è prigioniero in casa solo perché la sua strada non è praticabile con una carrozzina. Aldo rappresenta tutti quei cittadini che dalle istituzioni hanno avuto parole a bizzeffe per anni e poi beffe quando si è trattato di avere quanto dovuto. E vorrei spendere una parola sullo stile: manca il pietismo. E questo non può che fare onore. Forse dimostra che l'autore ha avuto esperienza diretta di quanto il pietismo e la compassione assistenzialistica siano quanto di più inutile e dannoso per combattere battaglie come quelle che avrebbero potuto cambiare la vita di Aldo. Eppure fanno comodo ancora oggi! So che molti staranno male quando dico che sentirci dire "poverino" è l'offesa peggiore che possano rivolgerci. So che molti resteranno stupiti se dico che queste persone differenti vi ringrazieranno se farete qualcosa di concreto per loro, se adatterete un bagno pubblico, se eviterete la presenza di uno scalino, se farete oggetto di manutenzione marciapiedi e ciclabili. Il rispetto della dignità della persona inizia dal momento in cui si ci rimbocca le maniche per dimostrarlo con i fatti. Ben vengano libri come questo che invitano a riflettere sull'emarginazione di queste persone, la cui dignità di vivere è la stessa che abbiamo tutti noi. Posso dire che pochi libri sono riusciti a commuovermi come questo?
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Le storie vere sono sempre le più avvincenti
Reviewed in Italy on 3 July 2022Una storia vera, spesso cruda come la realtà della guerra che descrive, che ti coinvolge fin dall'inizio anche con il continuo passaggio tra il racconto in prima persona dei protagonisti, padre e figlio. La crudeltà verso i ricoverati nei manicomi degli anni 50 rivela la profonda ignoranza che esisteva all'epoca su patologie ancora sconosciute, sullo sfondo di una guerra vissuta sulla pelle di gente che non la meritava e che ha pagato un prezzo troppo alto. Ti tocca il cuore in ogni momento proprio perché è il racconto di persone normali e semplici che fanno i conti con situazioni più grandi di loro e che come sempre vengono sopraffatte dagli eventi senza poter cambiare nulla... attuale anche se ambientato 60 anni fa
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Bello! Offre spunti di riflessione sulla diversità in senso lato.
Reviewed in Italy on 26 December 2020Questo libro tratta, inaspettatamente, una tematica molto importante (e di cui raramente si parla) facendolo da una prospettiva intima e senza giri di parole. Tratto da una storia vera, mi ha dato molti spunti di riflessione sulla diversità in senso lato. Bello!
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CAT5 out of 5 starsImperdibile!
Reviewed in France on 6 January 2022Meraviglioso, profondo, emozionante. Letto in 4 giorni perché non riuscivo più a staccarmene (giorno e notte). Estremamente scorrevole. Grazie all’autore che ci fa entrare nel personaggio e nella sua sofferenza! Da leggere….
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