Abbagnano. Una vita per la filosofia
Opere, documenti, ricordi

Scriveva Norberto Bobbio che «per molti Abbagnano è soprattutto l’autore di questa storia che si trova in tutti gli scaffali, anche in quelli meno provveduti, degli studenti di filosofia». E in effetti la sua Storia della filosofia, strumento e rifugio per generazioni di ragazzi e insegnanti, a buon diritto si è guadagnata il titolo di classico, di manuale fondamentale per addentrarsi nel pensiero occidentale dalle origini ai giorni nostri.

Può apparire singolare che uno dei testi che più ha inciso sulla divulgazione delle discipline filosofiche in Italia provenga da un autore su cui, per via forse della sua natura riservata e schiva, sappiamo così poco. Ma alla propria esposizione personale Abbagnano ha sempre anteposto un meticoloso e indefesso lavoro di ricerca e sistematizzazione delle conoscenze, nell’intento preciso di portare la filosofia «tra la gente». Tuttavia Abbagnano è stato anche molto altro: curatore, professore, mentore e maestro, direttore di riviste e animatore della vita culturale italiana del dopoguerra. Rosanna Panelli Marvulli, a lungo segretaria personale di Abbagnano, ci invita per la prima volta ad affacciarci allo studiolo del filosofo, grazie ai materiali accumulati in quarant’anni di vicinanza e collaborazione. Attraverso lettere, testimonianze e documenti, molti dei quali rimasti inediti fino a oggi, Abbagnano, una vita per la filosofia ne ripercorre l’itinerario intellettuale – dagli studi a Napoli, all’insegna del rapporto conflittuale con l’idealismo imperante negli anni di Croce, alla formulazione di un esistenzialismo positivo e l’adesione al neoilluminismo torinese – e le fatiche editoriali, la vita privata e quella pubblica, senza dimenticare tante persone che ne hanno condiviso il lungo percorso intellettuale.

Non solo Antonio Aliotta, Ludovico Geymonat, Norberto Bobbio, Pietro Chiodi, Pietro Rossi, Carlo Augusto Viano, Franco Ferrarotti, ma anche Umberto Eco, Cesare Pavese, Fernanda Pivano e Lalla Romano: sono in molti ad aver incrociato la via dello studioso e ad avervi riconosciuto quell’«umiltà del pensiero» necessaria a snidare la filosofia dal rifugio dei santuari accademici. Un’umiltà che è allo stesso tempo laico senso del nostro limite esistenziale e che, come rende noto Giovanni Fornero nel saggio introduttivo, negli ultimi anni ha condotto Abbagnano ad auspicare l’avvento di una morale planetaria, in grado di garantire la coesistenza fra popoli e culture diverse e di porsi come luogo d’incontro fra credenti e non credenti.

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