Mi chiamavano imperatore

Mi chiamavano imperatore

27 giugno 1965. Marcello ha quindici anni e il sogno di giocare a calcio. Un sogno che prende forma quando dalla Fiorentina decidono di portarlo a giocare nella giovanile. 

Sembra che la sua vita stia diventando un sogno, fino a quando un giorno, di ritorno dal concerto dei Beatles a Genova, un incidente in auto cambierà completamente la sua vita. Marcello sta bene, le sue gamba sono salve, ma il ginocchio sinistro, quello “buono”, non potrà tornare più quello di prima. In un attimo si fa buio, Marcello deve riavvolgere il nastro e rinunciare al fulgido futuro da genio mancino del calcio che attendeva impaziente. 

Questo stesso giorno, il 27 giugno, a soli vent’anni, esordisce in nazionale un’altra promessa del calcio: Gigi Riva. A partire da questa coincidenza, Marcello non smetterà mai di seguire i piedi del grande centravanti come se fossero un po’ i suoi. I due non si incontreranno mai, immersi in mondi agli antipodi, ma i gol di Gigi Riva sembreranno segnare alcuni dei momenti fondamentali nell’esistenza di Marcello, sia a livello personale sia familiare. 

Dietro il filo invisibile che lega questi due uomini, si muove un’Italia in fermento, che affronta sfide nuove e non sempre semplici: l’alluvione di Firenze, i moti del Sessantotto, la crisi petrolifera del 1973.

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