Una scienza per l'’uomo
Illuminismo e Rivoluzione scientifica nell'’Europa del Settecento

La scienza è stata fatta per l’uomo o l’’uomo è fatto per la scienza? Questa domanda apparentemente provocatoria e un po’ bizzarra costituisce, in ultima analisi, il filo rosso del volume, frutto di un ventennio di ricerche. A ben vedere si tratta di un interrogativo di grande attualità in un momento di confusione in cui si scontrano visioni apocalittiche della scienza e della tecnica intese come strumenti di morte e di dominio e acritiche e ingenue apologie del sapere scientifico di matrice tardo-positivistica che rifiutano ogni idea di limite e ogni condizionamento morale all’opera degli scienziati. Riflettere su come l’Illuminismo – con il suo peculiare umanesimo, sostanziato dalla scoperta della libertà, ma anche della responsabilità dell’uomo – abbia interpretato originalmente e trasformato aspetti decisivi della Rivoluzione scientifica di Bacone, Cartesio e Galilei può forse davvero aiutare a comprendere la via migliore per individuare il giusto rapporto tra i saperi e il potere, tra le forme di conoscenza e la centralità dell’uomo come fine ultimo e indiscusso. La Rivoluzione scientifica viene analizzata partendo dall’’idea dell’’assoluta centralità dell’’individuo come criterio di costruzione e definizione dei saperi, associato al principio dell’’utilità delle scienze per l’’emancipazione. “L’’uomo è il termine unico dal quale occorre partire e al qual occorre far capo”, spiegava con toni appassionati Diderot proprio nella voce enciclopedia.

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