Atlante delle emozioni umane
156 emozioni che hai provato, che non sai di aver provato, che non proverai mai

Siamo tutti in grado di riconoscere la differenza tra rabbia e paura, tra desiderio e invidia. Sappiamo anche che è meglio non confondere l’affetto con l’amore, il rimpianto con il rimorso, l’euforia con la felicità.

Quello di cui non ci rendiamo conto, però, è che lo spettro delle emozioni umane è ancora più sfumato di così: esistono sensazioni che tutti noi abbiamo provato, stati d’animo molto precisi e inconfondibili, e a cui però spesso non abbiamo saputo dare un nome.

Eppure in qualche angolo del mondo, in qualche lingua a noi ignota esiste una parola che li definisce: per esempio, solo gli inuit chiamano iktsuarpok il miscuglio di ansia, nervosismo, eccitazione e felicità che prova chi aspetta l’arrivo di ospiti a casa, o la risposta a una mail importante; per i finlandesi, kaukokaipuu è l’inspiegabile nostalgia per un posto dove non siamo mai stati; gli spagnoli chiamano vergüenza ajena l’imbarazzo empatico di chi assiste alle figuracce altrui.

Tiffany Watt Smith attraversa storia, antropologia, scienza, arte, letteratura e musica in cerca delle espressioni con cui le culture di tutto il mondo hanno imparato a definire le proprie emozioni, e nel frattempo ci rivela come siano complesse e sorprendenti anche quelle che credevamo di conoscere bene. Di parola in parola veniamo risucchiati nel caleidoscopio di questo libro divertente, colto e curioso, metà enciclopedia e metà atlante, che mentre mappa le differenze affettive tra i popoli ci ricorda che proprio nell’universalità di ciò che proviamo ci scopriamo uguali.

Traduzione di Violetta Bellocchio

Tiffany Watt Smith

Tiffany Watt Smith, storica culturale, fa parte del comitato direttivo del Centre for the History of the Emotions, e insegna presso la Queen Mary University di Londra. Il suo Atlante delle emozioni umane. 156 emozioni che hai provato, che non sai di aver provato, che non proverai mai (Utet 2017) è stato un successo internazionale, tradotto in tutto il mondo. Ha collaborato con “BBC Magazine”, “The Guardian”, “The New Scientist” e “BBC Radio”. Nel 2014 è stata inclusa dalla BBC tra i New Generation Thinkers, e nel 2018 le è stato assegnato il Philip Leverhulme Prize, uno dei più importanti riconoscimenti britannici alla ricerca scientifica. Attualmente sta lavorando a un libro sulla storia culturale del sonno.

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