Giallo scuro

Giallo scuro

Quella mattina il commissario Piras ebbe come l’impressione di trovarsi dal lato sbagliato del mondo. Avrebbe voluto attraversare la strada e portarsi sul lato buono, quello più felice e spensierato. Invece, anche quel giorno arrivò inesorabile la telefonata del suo collega Pierangeli e dovette raggiungere in fretta l’ufficio postale facendo lo slalom tra le macchine in doppia fila. Erano ormai anni che si trovava davanti scenari raccapriccianti, ma quella mattina c’era un odore rancido nell’aria e il sangue sembrava essere esploso, tutto gli sembrava particolarmente disgustoso. C’erano sei corpi riversi sul pavimento. Una testimone era sopravvissuta alla strage, ma al momento era in stato di coma e i filmati delle telecamere a circuito chiuso dell’ufficio e dei dintorni non erano di nessun aiuto. La scena del crimine non lasciava molto spazio all’immaginazione, ma individuare un movente, una traccia che portasse al colpevole restava un rompicapo. Infatti, pur essendo accaduto tutto in un ufficio postale non c’era stato nessun tentativo di rapina: e allora, cos’aveva scatenato tutta quella violenza?

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