La crisi della coscienza europea

La maggior parte dei francesi pensava come Bossuet, poi all’improvviso i francesi iniziarono a pensare come Voltaire: è una rivoluzione, scriveva Paul Hazard in questo libro, diventato ormai un classico, in cui vengono descritti i mutamenti della coscienza europea dal Rinascimento, epoca del suo massimo fulgore, all’Illuminismo e ai traumatici eventi della Rivoluzione francese. In un tempo breve si verifica la trasformazione da una società basata sull’obbedienza cieca all’autorità del sovrano e del clero a una civiltà fondata sul diritto. Verso il 1680, infatti, tutto si mette in movimento: si diffonde l’idea che i Moderni sono altrettanto importanti degli Antichi, che il progresso deve avere la meglio sulla tradizione, la scienza sulla fede. Un’epoca di transizione, dunque, in cui il gusto per i racconti di viaggio amplia gli orizzonti e fa vacillare convinzioni acquisite da tempo. Si discute della Bibbia, dell’autenticità dei testi sacri; i liberi pensatori dichiarano guerra alla tradizione. Si parla di religione naturale, di morte naturale, di diritto naturale. Si sogna un’era di felicità sulla terra basata sulla ragione e sulla scienza. Secondo l’autore i principali artefici di tale mutamento furono alcuni pensatori come John Locke e Pierre Bayle, sostenitori, specialmente il secondo, dell’indipendenza della morale dalla religione, di A. Shaftesbury, difensore del principio della tolleranza e di John Toland, che sottoponeva a revisione critica le rivelazioni contenute nei testi sacri, minando così l’autorità della Chiesa fin dalle sue fondamenta.

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